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La più giovane scrittrice italiana che racconta la Shoah

14/01/2020, 11:04 | Attualità

L’orrore, la disumanità e il terrore sono indelebilmente impressi nella genetica umana, vittima di un triste e oscuro destino che ha giocato contro il diritto, la dignità e la libertà di essere “umanamente umani”. Oggi, a distanza di più di 80 anni, il mondo ricorda ancora il triste epilogo di uno dei capitoli più atroci e orrendi della storia umana: la Shoah, il massacro di ebrei perseguitati, trucidati, uccisi, umiliati e privati della propria dignità umana in seguito all’emanazione da parte di Adolf Hitler, nel 1933, delle famose “Leggi di Norimberga”. 
Tanto si è fatto e tanto si continua a fare affinché il ricordo rimanga vivo. La Pubblica Amministrazione, le Istituzioni politiche e le varie associazioni hanno contribuito in questi anni a rafforzare il concetto e il sentimento della memoria, attraverso la promozione di progetti volti a imprimere nella nuova genetica non più un sentimento di odio, di terrore e di atrocità, ma, al contrario, amore e rispetto per la dignità dell’intera umanità, a prescindere dal colore della pelle o dal paese di provenienza.

È grazie a menti giovani e libere da qualsiasi pregiudizio politico, storico o sociale, che si può sperare che nella nuova genetica venga scritta una nuova storia. La storia di chi vuole ricordare affinché non si dimentichi l’orrore inferto agli ebrei che prima di essere tali furono umani.
Un grande omaggio a questa nuova genetica è quello donato da Eleonora E. Spezzano, giovanissima autrice di Reggio Calabria che pubblicherà per i tipi della Bonfirraro editore il suo romanzo d’esordio dal titolo Hans Mayer e la bambina Ebrea, in libreria e negli store online a partire dal 16 gennaio 2020.

La singolarità di questa pubblicazione non sta soltanto nel libro in sé, ma nel tema trattato e approfondito da una ragazza di soli 14 anni. Eleonora E. Spezzano ha voluto mettere nero su bianco il frutto dei suoi studi e delle sue ricerche in merito alla terribile vicenda che ha colpito l’intera umanità negli anni del nazismo e, soprattutto, entrando nel merito delle condizioni degli ebrei, privati della loro libertà non soltanto sociale, ma anche fisica, e spogliati della loro stessa dignità. Singolare è anche la scelta stilistica utilizzata per la narrazione: l’intero romanzo è raccontato in prima persona seguendo il punto di vista dell’ufficiale. Difficoltà, questa, che impreziosisce ancora di più la scrittura di Eleonora Spezzano: raccontare la Shoah, a 14 anni, e farlo guardando il nazismo con gli occhi di un uomo e di un ufficiale tedesco che rinuncia alla sua vita e al suo ruolo sociale in nome dell’amore.
 

«L’autrice ha saputo dare un tocco di leggerezza a un tema così cupo e pesante come quello della Shoah. Ha voluto, con il suo romanzo, infondere un sentimento di speranza, di pace e di memoria; ideali che bisogna mantenere vivi tra i giovani e gli adulti. – commenta l’editore Salvo Bonfirraro – Siamo felici di poter promuovere un lavoro come quello della Spezzano, penna giovanissima e brillante e dal messaggio forte: non bisogna dimenticare».
 

Il romanzo, sul quale Bonfirraro editore ha voluto scommettere come primo titolo del 2020, è la storia della Shoah raccontata attraverso gli occhi pieni di speranza di una giovane autrice, che ha intrecciato due storie apparentemente contrastanti, per il periodo storico in cui sono inserite, ma intimamente legate dal sentimento universale dell’amore. Da una parte Hans Mayer, un ufficiale della Wehrmacht, soffocato da un passato oscuro che cerca di reprimere con forza e disprezzando segretamente il suo stesso lavoro. Dall’altra parte Marie, una piccola bambina ebrea, che destabilizzerà la vita dell’ufficiale diventando così il segreto più prezioso da custodire. Le loro vite si incrociano nel periodo più tragico delle persecuzioni contro gli ebrei e non sarà semplice, per Hans, comprendere quanto l’amore possa essere per lui l’unico vero motore di vita. Marie sarà solo il primo raggio di un sole che farà brillare in Hans la voglia di rinunciare alla sua vita cristallizzata nella sua spenta uniforme per abbandonarsi al sentimento vero, e sentirsi finalmente vivo.
 

La stessa autrice afferma: «Quello che fin dall’inizio volevo comunicare attraverso questo libro è il ricordo. Non dobbiamo dimenticare l’orrore generato dalla Seconda guerra mondiale. Dobbiamo imparare dal nostro passato per non ripetere gli stessi errori. Tutti gli esseri umani che hanno perso la vita per colpa della guerra non possono essere morti invano. Le loro vite spezzate devono essere un esempio per tutti noi, così da evitare un’altra guerra distruttiva».

Il libro, adatto a un pubblico di giovani e adulti, è la dimostrazione che una nuova società e una nuova generazione sono possibili. Ma affinché questo avvenga, affinché i mali della società moderna non soffochino le speranze e i sogni di queste giovani vite, bisogna che adulti, insegnanti, politici e media diano la giusta attenzione e la giusta cura a chi, al mondo, e dal pulpito della sua giovinezza, vuole insegnare a essere umani.


Eleonora E. Spezzano, quattordici anni, vive a Reggio Calabria e frequenta il Liceo Classico “F. Campanella”. Sin da piccola ha nutrito una grande passione per la poesia e nella scrittura riversa tutti i suoi pensieri. Con il tempo è cresciuto, insieme a lei, anche il suo amore per i libri, che è iniziato con la bellissima saga de Le Cronache di Narnia, che ha letto in quattro o cinque giorni, passando dalle grigie case di Londra, insieme allo sfortunato Oliver Twist, alla villa di Miss Peregrine dove ha conosciuto “i ragazzi speciali”. Frequenta il quinto anno di pianoforte al conservatorio “Francesco Cilea”. Hans Mayer e la bambina ebrea è il suo romanzo d’esordio.
 

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