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Lia Levi e la sua Paganina con l’anima ciliegia, di Neria De Giovanni

09/01/2020, 18:19 | Attualità

Leggere un romanzo di Lia Levi è come fare conoscenza con un’intera famiglia, un quartiere, una città. Un’epoca di vita della nostra storia.
Quasi sempre il periodo scelto per l’approfondimento del narrato sono stati gli anni del regime fascista, tra le due guerre, con l’epicentro nelle dolorosissime e ingiuste leggi razziali.
Con L’anima ciliegia , ultimo libro di Lia Levi (HarperCollins Italia, 2019, pag. 235, Euro 18,00) abbiamo la possibilità di ripercorrere dall’interno della vita di una famiglia, la storia italiana dal ventennio fascista arrivando agli anni settanta, passando dunque per la seconda guerra mondiale, la ricostruzione, il boom economico, gli anni di piombo, il terrorismo.
Grazie alla bravura di Lia Levi, importanti episodi della Grande storia  riaffiorano attraverso le vicende di questa microstoria familiare che ruota attorno alla protagonista, Paganina, ai suoi genitori, figli, nipoti.

 

E perché la vicenda, tutta la vicenda, appaia più realistica, ecco ad apertura di libro l’albero genealogico della famiglia che sintetizza la nascita dei tanti personaggi che il lettore troverà andando avanti con il romanzo.
Riuscito espediente narrativo è collocare alla fine di ogni capitolo la descrizione di una fotografia che ritrae una persona, un evento familiare in modo da raffigurare e fermare, grazie alla potenza di uno scatto d’immagine, sentimenti, emozioni o azioni sviluppate nel capitolo appena concluso.

Ad iniziare dalla prima foto che chiude il primo capitolo: Paganina si presenta come bambina dall’anima ciliegia: “Non appena cominciava a desiderare qualcosa con tutta se stessa, subito le spuntava accanto un altro desiderio, solo in apparenza diverso, e invece legato strettamente al primo. Come due ciliegie, insomma, di quelle che nascono accoppiate e poi le bambine si mettono a cavallo delle orecchie”. La foto dunque ritrae Paganina a 12 anni.

Perché questo nome? Il padre Pietro, in contestazione con la religione cattolica e il Vaticano, aveva già chiamato Spartaco il primo figlio e con la prima bambina avrebbe voluto continuare a sfidare la religione, chiamandola Ateina. Visto che sua moglie non glielo avrebbe mai permesso, aveva ripiegato su Paganina, anche se, come rammenta la scrittrice, “il paganesimo era in fondo una religione e anche molto affollata in quanto a divinità”.

Proprio Spartaco è il fratello preferito che conduce il lettore a conoscere le vicende storiche dell’antifascismo, della lotta armata contro i nazisti, della militanza nel partito comunista fino alla partecipazione alla vita politica nell’Italia repubblicana e parlamentare.
I giovani soprattutto i figli e i nipoti di Paganina, ci raccontano del disagio giovanile, delle contestazioni studentesche che per molti, purtroppo sfociarono in lotta armata e nel terrorismo rosso o nero.
Poi attraverso la vicenda personale di Paganina e del suo matrimonio con Guglielmo, l’amico di Spartaco che non ha voluto seguirlo nella carriera politica, Lia Levi ci fa conoscere il disincanto del rapporto d’amore, fino al tradimento coniugale e la conseguente disaffezione e amara solitudine.

 

I figli, i nipoti di Paganina sembrano i nostri vicini di casa; di loro scopriamo amori, attese, speranze e tradimenti, con descrizione non soltanto di fatti ma soprattutto di riflessioni che mettono a nudo l’intimo dei personaggi. Capiamo così le inquietudini del giovane Lucio catturato dalle chimere della rivoluzione studentesca ma che fortunatamente è fermato un attimo prima del delitto; le insoddisfazioni amorose di Maria Pia sono molto simili a quelle di molte donne, magari nostre amiche; la scoperta dell’omosessualità  di Massimiliano oggi, fortunatamente, non sarebbe così nascosta e colpevolizzata.
Ben realizzati i personaggi maschili, in particolare il padre Pietro, il marito Guglielmo dolorosamente caduto dal piedistallo di uomo perfetto, il fratello Spartaco che ci introduce nel mondo della ipocrisia pubblica e del falso moralismo di una certa stagione politica italiana.

Ma è indimenticabile anche la sorella Sole che, ritratta in una crescita solitaria, è la prima ad accorgersi del dramma personale di Paganina che supererà coraggiosamente con grandi padellate di patate fritte, ogni prova che la vita coniugale le ha riservato! 

Lontane le sterili prove che troppi giovani (e meno giovani) scrittori ci costringono a leggere,  protesi, come sul dirsi, soltanto sul proprio ombelico, questo L’anima ciliegia di Lia Levi ci dimostra come ancora la letteratura italiana sia capace di offrirci un affresco narrativo su cui meditare per conoscere meglio noi stessi e la nostra storia.

 

 

NERIA DE GIOVANNI
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