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Parliamone, parliamone, qualche cosa resterà, di Neria De Giovanni

Ha chiuso l’edizione 2019 del Salone internazionale del libro di Torino. Qualche considerazione.

15/05/2019, 16:49 | Attualità

Il Salone del libro di Torino assomiglia sempre di più ad una enorme libreria, o ad un suk mediorientale, dove i venditori alzano la voce, a chi urla più forte, per attirare clienti, per vedere la propria merce.
 

A differenza della Fiera del libro di Roma che si presenta come esposizione della piccola e media editoria, in questo qualificando e specificando l’offerta, il salone del libro di Torino è campo aperto per i colossi della editoria nazionale, che sempre di più costituiscono veri e propri cartelli di marchi editoriali chiusi sotto un’unica logica, che è quella della vendita, del profitto, dimenticando talvolta che l’editoria dovrebbe fare cultura. Ma questo è un altro discorso…
 

Torniamo al Lingotto di Torino. Ogni stand è diverso, le case editrici o i gruppi regionali di editori scelgono l’architettura più sorprendete, o funzionale, originale o essenziale, insomma in tutti i padiglioni è una grande varietà di proposte visive, che qualcuno potrebbe chiamare anche confusione.
Altra scelta quella fatta dalla Fiera Più libri più liberi di Roma che alla Nuvola di Fuksas, all’Eur, propone stand di diversa metratura ma tutti uguali nel disegno e nella forma, differenziati solamente dal prodotto libro che le diverse case editrici mettono dentro. Come deve essere.

 

 

Anche quest’anno i numeri de visitatori sono esorbitanti, ma non sempre corrispondono al numero dei lettori. Si va al Lingotto di Torino, così come alla Nuvola di Roma, per curiosare tra i titoli, per incontrare gli amici, per ascoltare gli scrittori.  E qui arriviamo ad un altro punto dolens: gli incontri con gli scrittori avvengono o al chiuso delle salette, tali da assomigliare ad una qualunque presentazione in qualunque altro posto della città, oppure ci sono gli incontri nello stand. Per una fiera del libro proprio negli stand dovrebbero essere sempre questi incontri, ma molti stand non sono funzionali ad un minimo di attenzione o raccoglimento intorno ad un microfono. Così spesso si cammina tra voci e parole urlate da uno stand all’altro, togliendo concentrazione, fornendo invece quell’effetto suk di cui parlavo all’inizio delle mie considerazioni.

Ma non per tutti gli stand è così.
Fortunatamente, e non voglio fare cicero pro domo mea, lo Stand della Regione  Autonoma della Sardegna, assessorato alla Pubblica Istruzione, ha scelto una architettura molto sobria ma ben realizzata per evidenziare in mezzo a tantissima offerta, lo stemma dei quattro mori, la gloriosa bandiera sarda, e con essa tutti i marchi editoriali delle case editrici  presenti. Una saletta interna, aperta ma protetta dal flusso continuo della confusione, permetteva dibattiti condivisi e partecipati.

 

Lo staff dell’organizzazione della Smeralda consulting di Sassari, accanto alla pluridecennale esperienza dei funzionari della Regione Sardegna, hanno rappresentato un mix vincente.
 

Si presentavano e vedevano libri, con l’aiuto di alcuni gadget tutti a tema: penne usb, matite, bag, calamite con la bandiera sarda. Senza ricorrere alla  distribuzione di vino e prodotti dolciari, che se caratterizzano mirabilmente il made in sardinia, devono trovare altra collocazione. Almeno al salone del libro, viva il libro!
 

Sì, viva il libro e non le polemiche politiche, o forse anche le polemiche politiche servono a vendere i libri?
Mi riferisco al grande polverone, e non solo, sollevato intorno ad una lunga intervista al ministro dell’interno, Matteo Salvini, scritta dalla giornalista de “Il Giornale”,  Chiara Giannini, e pubblicata dalla casa editrice romana Altaforte.

Confesso; non conoscevo l’esistenza di questo marchio editoriale, e forse come me moltissimi altri italiani. Ma sarà vero che il libro è già in ristampa, senza essere entrato ancora nelle librerie?
Mah, con buona pace di chi voleva oscurare questo libro con  urla e minacce di abbandono del campo, subito, ovviamente, rientrate!
l

 

 

 

Foto dell'articolo nel sito istituzionale dello stand della Regione Sardegna, a cura della smeralda consulting. 

 


 

 

NERIA DE GIOVANNI
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