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"Lessico famigliare" di Natalia Ginzburg, il codice di resilienza contro i soprusi razziali, di Ilaria Muggianu Scano

28/01/2019, 10:40 | Attualità

L'intimità a l'universalità del dolore si intrecciano e si sovrappongono nella memoria delle leggi razziali arrivate all'ottantesimo anniversario e che in questo Giorno della Memoria tuonano ancora nel ricordo delle decine di testimoni ancora in vita, soprattutto nell'applicazione al mondo scolastico del Manifesto della Razza, pubblicato nel luglio dello stesso anno, distruggendo  quadro dell' inalienabile diritto allo studio, che non fu sempre a carattere universale, non per migliaia di studenti e docenti ebrei che dal settembre 1938 non poterono vercare la soglia di alcun edificio scolastico.

Chi è stata massima interprete della dimensione di terrore filtrato dagli occhi dell'infanzia delle vittime ebree di nazionalità italiana è Natalia Ginzburg, grazie  alle pagine memoriali di "Lessico famigliare", pubblicato nell'autunno 1963 e subito vinvitore del Premio Strega nello stesso anno. Natalia, è figlia di Giuseppe Levi, ebreo, medico e docente universitario, si firmerà con il cognome del marito Leone, morto per le torture del regime fascista nel carcere di Regina Coeli.

"Lessico", così affettuosamente chiamato da milioni di studenti italiani nel corso dei suoi cinquantacinque anni, è un atto di fedeltà al vissuto autobiografico autobiografico di Natalia, bambina ebrea, che si fa donna tra le pagine dell'opera che, sebbene rispetti l'articolazione narrativa di un codice dell'intimità familiare non obbliga a cercare affannosamente nessun criterio transcodificatore al di là delle righe del racconto: con parole proprie è la storia d'amore i ogni famiglia. Confiderà l'autrice: «Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando ci incontriamo, possiamo essere, l'uno con l'altro, indifferenti, o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase, una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia, per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole».

La fatale coincidenza delle drmmatiche memorie storiche fa emergere la vera peculiarità di "Lessico", la leggerezza dei toni. È la volontà di Natalia Ginzburg di rifiutare la maschera penitenziale dellautocommiserazione, una scelta che muove dagli estremi di una parabola tutta femminile.

È il tessuto narrativo stesso che si fonde con la famiglia stessa, quella di bambina prima e quella di donna più avanti. Natalia, in più di un'intervista, amerà ricordare come anche nei momenti più bui della segregazione razziale - delle torture e storture del Regime, degli arresti dei divrsi membri della famiglia, alle deportazioni, all'umiliazione di ogni dimensione umana - la madre Lidia Tanzi ebbe un unico imperativo educativo, bandire tristezza e malinconia: «Essere arrestati è un onore, un motivo d'orgoglio» dichiarava. L'ideale, quello antifascista, contro la paura. Il senso del tempo diventa storia nel coraggio di guardare in faccia il terrore, di investire frontalmente il pericolo.

Oggi come ieri, il coraggio della vita fa di Natalia Ginzburg una donna moderna. Trentacinque anni fa, nel 1983, sarà eletta deputata tra le fila del Partito Comunista Italiano, un impegno che esplicita una sensibilità politica che attraversa tutta la sua esistenza. È la deputata della gente, voluta dal basso per acclamazione popolare, ed è a quel popolo che cerca di rimanere fedele a partire dalla battaglia a favore di un linguaggio politico che non escluda le classi proletarie dalla comprensione della cosa pubblica. È la difesa della donna uno dei cardini dell'avventura politica di Natalia: «Come può rimanere impunito un delitto contro la persona? Come può sottrarsi alle forze dell'ordine chi ha commesso uno stupro semplicemente perchè la vittima ha deciso di non denunciarlo?» tuonerà nel marzo 1989, mettendo a punto una forma di femminismo, pr sua stessa ammissione lontano da quello tradizionale perchè necessitante della sinergia tra uomini e donne, posti sullo steso livello di lotta. È ancora deputata durante gli ultimi anni della sua vita quando è colpita da un dolore nuovo, un sopruso razziale di nuova matrice.

Uno tra gli amici più cari di Natalia, Luca Coppola, regista della commedia della scrittrice "Dialogo", a pochi mesi dalla messa in scena della prima teatrale viene trovato trucidato sulla spiaggia assieme al suo compagno, a Mazara del Vallo: «Sono stati picchiati, inseguiti mentre fuggivano e poi ammazzati, di notte, su un arenile. Lo scenario, il tranello e l'assassinio rassomigliano all'assassinio di Pasolini» racconta commossa la scrittrice ebrea, che da un decennio all'altro ha visto l'Italia cambiare, migliorare non senza pagare un sanguinoso tributo all'altare di un razzismo multiforme.

ILARIA MUGGIANU SCANO
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