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Laila Cresta e il mistero del drago, di Neria De Giovanni

12/12/2018, 18:05 | Attualità

Ho conosciuto la penna intrigante e affascinante di Laila Cresta per i suoi gialli ambientati in Liguria, ho letto i suoi best seller digitali sulla scrittura, sulle forme poetiche, sulla grammatica e il corretto scrivere italiano, adesso sono lieta di presentare ai nostri lettori il suo ultimo romanzo  “Storie di draghi e di Sembrò” (Delos Digital, 2018).
 

Siamo all’inizio degli anni settanta, la protagonista, Marina, raggiunge in campagna i parenti per le vacanze estive e si riunisce ad un gruppo di adolescenti come lei.
Musica, balli, amoretti e tante passeggiate nei boschi.

 

Sembrerebbe un romanzo per ragazzi, e forse questa era una delle intenzionalità iniziali. Ma andando avanti con la storia ci si accorge che la Cresta non rinuncia a presentare tra le righe la sua perfetta conoscenza storica unita ad un’intrigante scoperta archeologica che funge da perfetto  “gancio” narrativo.
 

E così la storia di un’estate in campagna per Marina si trasforma quasi in una caccia al tesoro, con la lettura di un libriccino trovato nascosto in un armadio a muro del Castello, così si chiamava la casa dei parenti costruita proprio sulle vestigia di un castello fortificato. E si riscopre la storia della rivolta dei carbonari della repubblica di Genova contro Carlo d’Angiò nel lontano 1265, ma, in anni più vicini, il lettore si imbatte in qualcosa di misterioso legato alle guerre di indipendenza dell’ottocento.
 

Ecco una cripta che nasconde una mummia cui Marina e il suo amico Gantelm arrivano seguendo misteriosi segni lasciati sulla pietra, in un giardino, tra le pagine in pergamena di libri antichi.
 

Su tutto l’immagine simbolica di un drago che riporta alla luce l’esistenza di un’antichissima religione precristiana..
 

Ma il recensore di libri come questo “Storie di draghi e di Sembrò” di Laila Cresta ha il difficilissimo compito di non raccontare troppo, di non svelare il percorso narrativo , labirintico e affascinante, che la scrittrice ha intessuto per catturare l’attenzione del suo lettore come Cresta ci riesce benissimo.
 

La storia di Marina e del suo amore adolescenziale per Gantelm passa quasi in secondo piano rispetto all’avventura tra l’archeologico e lo storico che via via si snoda tra i passi dei due novelli Indiana Jones.
 

Ma Sembrò, nel titolo, è veramente un nome gergale per indicare  Vocemola, una piccola frazione di Arquata Scrivia al confine tra Liguria e Piemonte. Così è motivato anche il gergo che ogni tanto fa capolino, in corsivo, tra le pieghe del dettato narrativo, soprattutto quando a parlare sono i vecchi, i personaggi del paese.
 

E’ la stessa Laila Cresta a svelare la veridicità geografica ed umana del romanzo, il perché di questa scelta, infatti una parte della famiglia Cresta era originaria di Vocemola che realmente attorno all’anno mille era un avamposto militare. Anche dietro il nome della famiglia Da Ponta si nascondono persone familiari alla scrittrice che però vengono trasfigurate in una storia che, come diceva qualcuno, se non è reale è però verosimile.
 

Con un tocco di mistero, di ricerca del sacro e del simbolico che nel bel romanzo di Laila Cresta assume le sembianze di un Drago non malefico come tramandatoci dalla nostra cultura occidentale e ma orientale, quindi protettivo e sapienziale.
 

Dunque non ci resta che andare tutti a Vocemola, al Castello che purtroppo con l’edilizia moderna dei villeggianti cittadini, ormai non esiste più, ma che la penna di Laila Cresta ha stappato per sempre al tempo.

NERIA DE GIOVANNI
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