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A BookCity di Milano: Le poetesse mistiche pazze per Dio

Con Antonetta Carrabs, Iride Enza Funari, Mara Gualandris, Loredana Riva e Pierre Villa. Rappresentazione teatrale a cura della compagnia La Sarabanda. Regia Loredana Riva

15/11/2018, 13:22 | Attualità

In un periodo di crisi come quello della metà del Trecento, si affermarono visionarie e profetesse, consigliere e perfino fustigatrici di papi, di re, di principi e di prelati. Una tradizione che sopravvisse alla Riforma e alla Controriforma, concretizzandosi, in seguito, attraverso un vero miracolo di fede, d’ascesi e di poesia.

Le beghine non erano né monache, né religiose in senso stretto, né laiche ferventi e ispirate. Votate interamente a Cristo, mistiche e talvolta eretiche. Erano mulieres religiosae, mulieres pacis, religiosae viventes, pauperes virgines con l’unica fonte di ispirazione per le Scritture. Le beghine non hanno mai chiesto di essere riconosciute come ordine religioso e questo aveva portato a una forte reazione da parte della Chiesa con accuse di eresia e persecuzioni. Al pari delle moderne anoressiche, molte di loro persero il concetto o la percezione del corpo. Si nutrivano di eucarestia, ebbero visioni e segni sovrannaturali che conferivano loro un determinato potere. 

La Chiesa incominciò a vederle con malanimo e si preoccupò per la loro crescente diffusione, temendo a causa della loro indipendenza, l’allontanamento del popolo dall’obbedienza al prete. L’Inquisizione incominciò ad interessarsi a loro. Bastava che la beghina rifiutasse di ritirarsi in clausura, in un ordine religioso, perché venisse processata come eretica. Se abiura, poteva avere salva la vita e condannata alla reclusione perenne nella cella di un convento, altrimenti consegnata alla giustizia secolare che la metteva al rogo.

La mistica più affascinante e sconvolgente del medioevo centrale europeo, il protomodello delle ‘sante vive’ fu certamente Ildegarda di Bingen. Incredibilmente sovversiva, sfidò le gerarchie e ne denunciò la corruzione. Il sottile filo rosso che ha segnato i loro percorsi spirituali è senza dubbio quello dell’amore: questa parola chiave ci ha permesso di entrare nella loro vita, nella loro scrittura di donne apparentemente fragili, ma capaci di grandi provocazioni con al centro il rapporto d’amore con Dio. Un amore intenso, diretto e privilegiato. L’amore e l’attenzione verso il prossimo hanno rappresentato per loro un impegno sociale forte che andava dalla cura degli emarginati e dei più poveri ai diretti e concreti interventi nella politica e nella storia della Chiesa. Hanno saputo comunicare attraverso la parola e i gesti una visione del mondo diversa da quella maschile
 

I protagonisti
Antonetta Carrabs, Iride Enza Funari, Mara Gualandris, Loredana Riva, Pierre Villa

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