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Storia delle donne: Maria di Gesù di Ágreda la mistica che convertì i Pellerossa, di Pierfranco Bruni

04/05/2018, 14:45 | Attualità

Nella cultura religiosa mistica convivono alcuni aspetti che toccano quelle visioni in cui il mistero diventa chiave di lettura in un ambito prettamente antropologico e metafisico. La cultura del mistero, o il mistero che si fa senso mistico nella cultura, ha sempre una conversazione con la dimensione della metafisica. Quindi il senso del religioso diventa il senso del divino.

    Una delle personalità e, per molti aspetti, una personalità unica che ha caratterizzato questo percorso all’interno di un confronto costante con il divino è Maria di Gesù di Ágreda, ovvero María Coronel. Una venerabile.

    Nata in spagna il 2 aprile del 1602, e morta sempre in Spagna ad Ágreda (appartenente alla provincia di Soria) il 24 maggio del 1665, María Coronel  fu una donna singolare, mistica e scrittrice in quel contesto spagnolo del XVII secolo. Una suora francescana che si confrontò con la cultura della vecchia Castiglia nel territorio di Soria e nel contesto della Sierra del Moncalves, tra le realtà della Castiglia e l’Aragona, e che diede, come interpretazione di un mondo prettamente religioso, il suo donarsi, il suo “darsi”, il suo vivere costantemente senza velare o senza velarsi.

    María Coronel è dentro lo svelamento. Come suora francescana ha dato una testimonianza di questo suo importante vissuto.

    Tutta la famiglia di María Coronel entrò nell’Ordine dei francescani, il padre, la madre, i fratelli e le sorelle. La consacrazione all’Ordine dei francescani di una intera famiglia è la consacrazione al senso del divino che ha dato a María Coronel, e ai suoi familiari, una identità monastica completamente dedicata all’Immacolata Concezione.

    Una famiglia che vedeva in María Coronel  un punto di riferimento, e che ha posto all’attenzione il concetto della Santissima Trinità, è un fatto unico all’interno del percorso religioso e mistico. Ciò ha portato ad un senso di fraternità di quel sacramento in cui il fenomeno mistico diventava il fenomeno ancestrale della Beata Vergine.

    Il legame tra la Madonna e il Bambino Gesù, e la figura della Beata Bergine, ha sempre rappresentato per questa mistica, e soprattutto nel contesto del Seicento in Spagna, un contatto molto forte all’interno di quella visione in cui il continente di lingua spagnola, e di lingua americana poi, ha avuto delle costanti e incredibili confronti e legami con tutto il continente americano. Del resto, la venerabile ha avuto delle straordinarie bilocazioni.

    Uno dei suoi punti di contatto come missionaria, all’interno di questo territorio, è stato l’aver saputo dialogare con i nativi di America, con gli indiani, in quel contesto del Seicento.

    Nei territori dell’Arizona, in California e in Nuovo Messico, si confrontò con le tribù dei Navajo, dei Comanche e degli Apache i quali videro in lei “la venerabile mistica” che conduceva un viaggio tra il senso e la religiosità sciamanica (intrisa anche di una antropologia magica) e la religiosità cristiana, principalmente mariana.

    Quando i francescani nel 1622 fecero una spedizione nel Nuovo Messico e in Texas si resero conto come la presenza di queste tribù fosse una presenza di amicizia, di affetto. Quelle tribù, considerate aggressive, con la presenza di María Coronel e dei francescani si trasformarono in tribù dialoganti. Era nato un vero e proprio linguaggio della tolleranza. Queste tribù, in seguito, si misero ad ascoltare e a predicare il Regno di Gesù Cristo.

    Si nota come la religione e il viaggio mistico siano fatti di percorsi misteriosi, a volte teologici, ma costruiti anche intorno a persone come María Coronel, la quale ebbe un legame forte con questo mondo, con queste realtà.

    Il suo percorso, il suo viaggio, ha caratterizzato il senso di misticismo di questi popoli. Popoli che sono stati al centro di una divisione di epoche, anche sul piano delle leggende, e che hanno trovato in lei la persona in cui la mistica di Dio diventava la mistica della città di Dio.

    Maria di Gesù di Ágreda ha lasciato diversi scritti (autobiografie, lettere) in cui la religiosità mistica diventava perfezione di una mediazione profonda. Il senso della spiritualità ha consegnato il portato di un misticismo che ha lasciato un segno tangibile, non solo all’interno di quei popoli, ma anche all’interno della Chiesa che si è confrontata in nuove missione in quei territori. Il suo testo principale è: Mistica Città di Dio.

    In questa mistica città di Dio ci sono tutti i segni tangibili di un percorso in cui il senso mistico è diventato il senso della concezione del Dio vivente. Un libro, stampato nel 1670, che era incappato addirittura nel 1686 nell’Indice dei libri proibiti dell’Inquisizione.

    Ad averla definita “venerabile” è stata l’introduzione della causa alla beatificazione, dopo averne constatato i vari miracoli compiuti. In una sua dimensione religiosa vera e propria, Maria di Gesù di Ágreda (definita “la signora in blu” per via del suo manto di colore blu) oggi è considerata come un dialogante rapporto con il Santissimo Sacramento.

    Intrattenne  un importante epistolario con il suo sovrano della sua Spagna barocca, il Re Filippo IV. Nel 1652 ebbe modo di scrivere:

    “Mi ha molto consolato che il tumulto di Cordoba si sia sedato e mi ha messo in agitazione il fatto che Siviglia si sia sollevata. Sia l’Altissimo eternamente ringraziato perché, come padre pietoso, ci minacciò con la sua giustissima ira e poi sguainò la spada (come dice Vostra Maestà). Non c’è cosa che mi affligga maggiormente che i sintomi di discordia e guerre civili tra di noi, perché sono queste le cose che più tenta il nostro comune nemico di seminare in questa Corona per distruggerci, e sarà severissimo il castigo della destra dell’Altissimo. Non posso esprimere per lettera ciò che sento in questo, e il tanto in cui mi sono adoperata nella mia pochezza perché il Signore ci guardi con pietà e allontani da noi il flagello che meritano i nostri peccati. Solo supplico V. M., per amor di Dio, che si faccia il minor numero di innovazioni, e si eviti l’oppressione dei poveri poiché, afflitti, non si rivoltino. Capisco quanto povera sia questa Corona e che è necessario trovare mezzi per rimpinguarla; però siano i più aggiustati e soavi, in modo che concorrano i ricchi e i potenti, ché essendo il carico generale non peserà né irriterà tanto”.

    Ritengo che tutto questo vada all’insegna di quell’opera di esempio di testimonianza vera in cui la passione di Cristo è la passione anche di queste donne, di queste suore.

    Il mondo ascetico vero e proprio è stato per Maria di Gesù di Ágreda un penetrare la vita di Maria. Un fatto unico all’interno di un misticismo in cui il legame tra contemplazione sciamanica e contemplazione cristiana diventa un vero e proprio viaggio verso la rivelazione.

    Maria di Gesù di Ágreda, nata María Coronel y Arana, ha rappresentato, e ancora oggi costituisce, quella profondità mistica in cui la concezione francescana è sacramento di Dio.

PIERFRANCO BRUNI , Responsabile Progetto Etnie del Mibact
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