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Addio alla principessa Alessandra Schoenburg Tanturri, cuore del Premio Scanno, di Pierfranco Bruni

Scomparsa a 68 anni, resta nel ricordo come esempio di bellezza della cultura

28/02/2018, 16:54 | Attualità

Tra le strade di Scanno non ci sarà più. La sua gentilezza, la sua nobiltà, la sua dolcezza e delicatezza nel porgere le parole, con la bellezza dello sguardo,  restano nella pazienza del ricordo. Il comprenderci con una stretta di mano nel viaggio delle malinconie, che attraversano le vite resterà una lezione, nel viaggiare tra i pensieri.

Non c’è più. La principessa Alessandra Schoenburg Tanturri è morta. Aveva soltanto 68 anni.

Pronunciare questa parola, morta, ha un archetipo delirante. Dire “è morta”, e poi ricordarla in un immaginario di bellezze significa comunque pensarla viva, con quegli occhi alchemici e gli azzurri che indossava con il biondo dei capelli… Una donna splendida nella grazia di un sublime che nulla nasconde e nulla tradisce.

Al Premio Scanno, soprattutto dopo la scomparsa di Riccardo, era il riferimento non tanto di una grandiosa manifestazione culturale, di cui ella rappresentava il punto  di collegamento con i più importanti intellettuali europei e internazionali, quanto di un legame tra espressioni culturali eterogenee, articolate e diverse.

La principessa Alessandra, come ho amato sempre chiamarla, era l’unione anche di scuole di pensiero, che a Scanno dialogavano con profonda attrazione e reciproca stima. Una donna che aveva sempre creduto ai processi unificanti e al fatto che la cultura unisce e mai divide.

Ho vissuto con lei anni di una straordinaria acutezza non solo sul piano letterario, ma anche umano ed esistenziale nel cerchio o negli orizzonti delle filosofie dell’essere. A lei mi ha condotto il preziosissimo amico fraterno Giulio Rolando, direttore della rivista “Il Cerchio” di Napoli, alla quale principessa è imparentato.

È  venuta a mancare una grande intelligenza.

Nelle riunioni di giuria (le commissioni che assegnano i riconoscimenti), lei si faceva interprete delle istanze più ampie per giungere ad una sintesi armonica con un fare delicato. Una vera principessa, la cui nobiltà era anima.

Ho tanti tasselli che potrebbero formare più mosaici, sempre all’insegna di una visione in cui il simbolo e il mito sono un intreccio.

Che armoniose telefonate nelle ore meno previste e sempre impensabili.

Le giornate dedicate ai personaggi della letteratura: dal nostro Pirandello a Totò, da San Paolo ad Ulisse, da Tomasi di Lampedusa a Pavese, da D’annunzio ai Futuristi. Credeva nella spazialità della letteratura e ad una letteratura che non ha classifiche tra scrittori maggiori o minori, come vengono stereotipati dalle antologie scolastiche, e conosceva la valenza dei linguaggi della comunicazione.

Precisa nelle deduzioni e seguiva, in prima fila, gli incontri con un approccio morbido, e chiedeva se tutto stesse andando per il meglio.

A Roma, in Toscana, a Scanno in una rete di contatti, che ha lasciato al dolcissimo figlio Manfredi, studioso, amante come la madre, della letteratura vera e di quella marcata ontologia che conosce il pensiero illuminista e la visione romantico – esistenzialista. Manfredi di letteratura si è nutrito.

Dal 2001, dalla morte di Riccardo Tanturri De Horatio (suo consorte), insieme a Manfredi, aveva dato vitalità al Premio e alla Fondazione Tanturri.

Tanti incontri nella casa di via Flaminia, a Roma. Ci aspettava con le fragole e il gelato nel salotto della Fondazione e con una pila di libri da commentare e sui quali discutere e scrivere. Confrontarci. Ascoltava i nostri dialoghi – colloqui.

Rimane nel mio cammino di uomo e di scrittore.

Un pranzo rimasto in sospeso lo porto ancora dentro di me. Per colpa mia. Avevamo un appuntamento, per un pranzo, alla fondazione, qualche tempo fa, e mi aveva addirittura chiesto cosa preferissi. Io dissi: un risotto con gli asparagi. Ero in Rai per una registrazione. Come si sa, i tempi, quando si fa un certo lavoro, non si rispettano mai. Non mi fu possibile raggiungerla a pranzo. Mi presentai per l’ora del the. La promessa però fu quella di rimandare l’appuntamento con il risotto agli  asparagi.

La vita è sempre un cammino imprevedibile.

Ho voluto molto bene alla principessa Alessandra.

Nobiltà e aristocrazia che si fanno bellezza.

Voglio molto bene a Manfredi. In questo nostro viaggio indefinibile tutto diventa sempre più mistero.

PIERFRANCO BRUNI , Responsabile Progetto Etnie del Mibact
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