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Il manifesto politico di Grazia Deledda nasce con "Canne al vento", di Ilaria Muggianu Scano

In tempo di elezioni politiche, riscopriamo la posizione di Grazia Deledda con Ilaria Muggianu Scano che inizia la sua collaborazione con il nostro portaleletterario.net

02/02/2018, 15:55 | Attualità
Grazia Deledda con il marito Palmiro Madesani

Il 12 gennaio 1913 Grazia Deledda consegna alle pagine di "Canne al vento" la fotografia narrativa di una Sardegna che è il travaglio umano di qualsiasi anima al mondo.

La somma aritmetica delle opere già realizzate e tradotte ne fa l'intellettuale italiana più conosciuta all' estero, non limitatamente all' ambito letterario. Il giovane stato italiano in questo principio d'anno si appresta ad allestire una rappresentazione politica capace del principio del decennio e ancora una volta, dopo la tornata del 1909, Grazia Deledda è l' unica donna italiana ad essere coinvolta nella consultazione elettorale per il rinnovamento del Parlamento del Regno d' Italia.

Si fa il nome di Deledda per il collegio di Nuoro. A riportare lo scoop è una delle principali testate dello stivale, "Il Giornale d' Italia", che raccoglie le sorprendenti confidenze di una Deledda pronta a dare tempo all' imprevisto e spazio alla novità politica, in questa storica tornata elettorale del primo suffragio universale maschile: per la prima volta voteranno anche le classi proletarie e gli analfabeti.

L' impegno sociale deleddiano trova accoglienza a partire dall' attenzione per il sottobosco dei soprusi quotidiani cui le giovani donne erano esposte sul posto di lavoro, così come i bambini: «Io non ho mai voluto associarmi a certe manifestazioni del femminismo moderno. Ci sono però tante cose di cui una donna saprebbe parlar meglio di tanti uomini. Cè tutta la legislazione del lavoro femminile e quella del lavoro dei bambini da rifare, anzi da fare. Una legislazione che dovrebbe essere insieme politica ed educativa, e intorno alla quale mancano agli uomini troppi elementi di fatto per poter fare cosa utile. E manca loro, sopra tutto, un altra cosa essenziale: il sentimento profondo, intimo, innato della protezione che la società deve alle giovinette, ai bambini, alle donne povere, affaticate dalla maternità. Il sentimento pietoso di queste creature deboli, le quali sono pure per la società un così importante elemento di forza futura. Bisogna essere madri, bisogna essere state giovinette inesperte e insidiate, come tutte più o meno lo sono per capire non solo la santità morale di un educazione e di una politica che provveda davvero a queste debolezze». L' ideale programma deleddiano per l' isola è, invece, il desiderio, neanche troppo velato, di un ritorno ad Itaca.

Con senso morale privo di moralismo, giudica in modo nuovo fenomeni antichi. Derive millenarie di governi fatiscenti applicate ad un' isola con tutte le problematiche legate alla lontananza dal governo centrale. Polemizza per i problemi della Sardegna derubricati a "varie ed eventuali" della più vasta questione del Mezzogiorno. «Io non so se tutti i sardi mi vogliano bene, io proseguo quanto alla diletta terra dove sono nata l opera mia. Vorrei che la mia arte, che a qualcuno politicamente dispiace, servisse a persuadere lo Stato della necessità di profonde e radicali riforme in Sardegna. E questa principalmente: che in Sardegna siamo poveri specialmente perché siamo dissanguati da due piaghe aperte: lusura e lemigrazione».

Nuoro non sembra, tuttavia, reggere il peso di quelle pericolose fantasie contro lo status quo, sarà quindi Giuseppe Are a concretizzare la vittoria di uno scranno nuorese in parlamento.

Ma non sarà questo l'epilogo di ogni tentativo di fagocitazione di Grazia Deledda da parte della politica nazionale, in seguito soprattutto di segno fascista, a cui segue un puntuale diniego cautelativo della nuorese. Tra le pagine di "Annalena Bilsini", novant' anni fa, la stampa littoria intravede: «Un romanzo squisitamente fascista, un romanzo di stravillaggio secondo il senso che il Duce ha saputo argutamente dare a questa parola nuova di zecca». Deledda, nel piccato botta e risposta con il fantasioso critico letterario del regime, tuonerà: «L'arte non ha colore politico. Non ho avuto questo scopo determinato».

Ma la barbaricina è donna politica, che lo voglia o no: «Evidentemente una scrittrice moralmente sana che non ha bisogno di proporsi coscientemente uno scopo che la sua arte ha sempre raggiunto d' istinto», sarà l' impassibile conclusione del giornale fascista.

ILARIA MUGGIANU SCANO
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