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Paolo Casadio con "Il bambino del treno" (ed. Piemme): per non dimenticare

Intervista alla scrittore romagnolo in anteprima sul nuovo romanzo che uscirà in libreria nella Giornata della Memoria 2018

24/10/2017, 15:37 | Arte e Cultura

Paolo Casadio, scrittore romagnolo con la passione della poesia e della narrativa fin dall'infanzia, si ripresenta al pubblico pesarese, nei primi mesi del 2018 alla libreria coop con "Il bambino del treno'' (ed.Piemme), che uscirà il 23 gennaio 2018 in tutte le librerie italiane, per la ricorrenza della Giornata della Memoria.

Paolo Casadio è già noto ai lettori pesaresi perchè in occasione del World Book del 2016 presentò proprio alla libreria coop il romanzo La quarta estate, che ha avuto un grande successo di critica.

Paolo Casadio, che cos'è l'arte ?

" L'Arte è opportunità di consapevolezza ed espressione emotiva. Ho iniziato nel 1982 la mia attività letteraria con due raccolte di poesie in cui ho utilizzato l'espressività del dialetto romagnolo. Ma alla base di questo amore per la letteratura vi è stata una ricerca archivistica e storica legata a riviste e giornali, che mio padre mi insegnò ad amare. Quelle microstorie mi hanno fatto comprendere la passione del narrare . Le storie quotidiane si confondevano con la grande storia, ma mi affascinavano sempre più tanto fa diventare materia dei miei romanzi''.

Perchè ricordare ancora una  volta il tema della deportazione nei lager nazisti, che troveremo nel suo ultimo romanzo "Il bambino del treno''?Il b

"Perchè ritengo che se ne parli sempre poco. Sono state istituite le giornate della memoria e del ricordo, ma non si devono limitare ad essere momentanee manifestazioni celebrative. Per cui sono contento che sia nato un genere narrativo su queste tematiche. Il protagonista del mio romanzo è un giovane vincitore di un concorso da capostazione in un paesino sperduto in una valle appenninica. In quella stazione isolata e poco frequentata nasce il figlio del protagonista, che cresce immerso nella natura. Nel frattempo la storia prosegue la sua corsa e seppure il piano degli eventi si inclini sempre più, la valle rimane quasi dal regime fascista, siamo nel 1935  e negli anni successivi dove si svolse la guerra. Una sera del dicembre 1943 un convoglio diverso dagli altri cancella l'isolamento.Trasporta uomini , donne, bambini ed è diretto in Germania. Per il giovane Romeo, figlio del capostazione è l'incontro con Flavja Sermonete, la nascita di un reciproco sentimento, intenso nella sua ingenuità e il desiderio di non abbandonarla''.

Una storia d'amore come tante altre?

"No non vi è l'amore convenzionale ma un amore passionale contrastato dai tragici eventi che si susseguono. Infatti nella concitazione della partenza del treno dei deportati, anche Romeo viene caricato nel vagone insieme agli altri. Settant'anni più tardi la stazione è chiusa, la valle abbandonata. Soltanto una compagna di giochi di Romeo è  restata, assumendosi il compito di raccogliere la memoria della comunità. Ma non è sola.''

La stazione ferroviaria è sempre stata il luogo degli incontri introspettivi, relazionali e talvolta delle inquietudini umane, come nel primo film di Sergio Rubini, La stazione. Perchè ha voluto ambientare il dramma della guerra e della coercizione umana in una stazione quasi fantasma?

"Perchè il ricordo e la memoria trovano delle locations o meglio degli spazi circoscritti, che una stazione ferroviaria, fra l'altro anonima,simboleggia in maniera perfetta''.
Paolo Montanari

PAOLO MONTANARI
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