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Carmelo Lizzio, Renato Bugiotti e Alfonso Silba: un’orma artistica tra Venezia e Orosei, di Neria De Giovanni

14/08/2017, 12:16 | Arte e Cultura
Orosei, da sin: Silba, Liperi, Corbia, De Giovanni

Tre artisti uniti dal piacere  e dal bisogno di presentare la propria arte, la propria ricerca presentati con acume e precisione dall’architetto Antonio Liperi e dal critico e curatore d’arte Giovanni Corbia.
Iniziamo a conoscerli nella successione in cui si presentano in questa splendida mostra allestita ad Orosei  presso ”Su Monte Granatico”, un’antica chiesa del settecento mai consacrata…

Carmelo Lizzio porta in mostra due busti di terracotta preparatori ad altrettante sculture in marmo, raffiguranti un erborista e un musicista siciliani; studi di altorilievi con un mondo mitologico che vi vive dentro: la nascita di Venere, corpi alati che arrivano da lontano, dal racconto dei miti (Eros era alato, Mercurio con le ali ai piedi conduceva la anime nell’ultimo viaggio…)fino al grande arcangelo San Raffaele che sovrasta l’ospedale a lui dedicato di Milano e qui in mostra  presentato in una accurata gigantografia. Così come pannelli fotografici testimoniano l’arte preparatoria delle enormi statue che Lizzio ha scolpito e posizionato in varie città italiane, compresa la Capitale.

Con Renato Bugiotti andiamo nel materico puro, con una esplosione di forme che trovano nella rotondità di un grembo femminile, direi materno e gravido, la loro più immediata simbologia. L’uso del marmo, del legno e dell’acciaio fanno  dello scultore Bugiotti un raro esempio di connubio riuscito tra antico- la pietra, il legno- e il moderno-l’acciaio, tra il prodotto millenario della natura e quello transeunte dell’uomo reso millenario anch’esso dalla fusione-unione con gli atri due elementi.

E poi c’è Alfonso Silba. Già membro attivissimo del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Grazia Deledda, alla grande scrittrice sarda come ad altri scrittori, in primis Dante, e poi Salvatore Satta fino alla Bibbia, ha dedicato interi cicli pittorici. Sempre di cicli ci parla in questa mostra con due tonalità di colore, diverse tecniche  per diverse storie. Il ciclo dei  migranti con tutto il vissuto di dolore  che portano con loro. La tonalità dominante è il giallo, il colore del deserto, del sole accecante, del caldo dell’Africa da dove la maggior parte di loro giunge. Un sole che abbaglia e rende visibile la triste realtà cui ci ha abituato il nostro presente. L’altro ciclo è dominato dalle tonalità scure, con monocromi rossi, ocra, neri. Silba vi racconta il mito che riemerge da un inconscio culturale e collettivo in cui anche l’artista è immerso: il mito classico dello stupro del dio Giove-Toro su Pasifae, da cui nascerà il Minotauro in quella Creta che ha visto anche il ratto di Europa, destinata  a dare il nome al nostro continente; il mito di Ulisse, l’eterno viaggiatore, il mito dei Satiri e delle  Ninfe. Un mondo di ombre  e di luci che lasciano emergere lentamente l’immagine, che risale dal profondo del nostro essere, dalla memoria antica della cultura classica dalla quale tutti noi proveniamo. Due grandi statue femminili in polistirolo riprodotte fedelmente dai modelli originali opera dello scultore, dimostrano come oggi grazie ai supporti telematici, sia possibile trasferire su ogni supporto materico, l’idea creatrice dell’artista.

La mostra di Carmelo Lizzio, Renato Bugiotti e Alfonso Silba si intitola “Orme”, tracce d’artisti tra Venezia (dove i tre hanno esposto durante la Biennale) e Orosei.

Sono certa che un’orma importante stiamo lasciando anche  in Sardegna che, non dimentichiamo, è nata da un’orma di Dio quando  vi ha poggiato il suo piede per riposarsi alla fine della creazione del mondo!

Neria De Giovanni
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