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Da Fidia a Michelangelo: in un libro le lineee magiche di una corrispondenza

Luigi de Mitri va raccontando di pari passo la vita e le opere principali dei due artisti. A supporto richiama un notevole apparato figurativo, in cui particolarmente preziosi appaiono i disegni che lui stesso ha fatto

04/03/2016, 11:59 | Arte e Cultura

“Questo lavoro nasce dal desiderio di mettere a confronto i due più grandi artisti - a mio parere- delle arti figurative di tutta la storia dell’arte occidentale: Fidia e Michelangelo”.
Questo l’incipit del volume di Luigi de Mitri Il grande mistero dell’arte. Fidia e Michelangelo, per Edizioni Nemapress.

Michelangelo fu chiamato “il nuovo Fidia”. Vi sono tra i due artisti delle evidenti coincidenze e non solo nella produzione artistica, ma anche nelle vicende che ne hanno caratterizzato la vita, come la simile e irripetibile compagine storica.  Entrambi sono vissuti in momenti particolari e ricchissimi di civiltà e di bellezza. Il primo è nato e vissuto all’acme della civiltà greca, il secondo al culmine del Rinascimento. Di Mitri va raccontando di pari passo la vita e le opere principali dei due artisti. A supporto richiama un notevole apparato figurativo, in cui particolarmente preziosi appaiono i disegni che lui stesso ha fatto negli anni ’90, con le opere di Michelangelo rese con il proprio personalissimo stile. Non si tratta di imitazione, ma di rielaborazioni grafiche, dove il segno ha selezionato quei particolari -  linee, sfumature - che hanno colpito l’artista, proprio come su un taccuino lo scrittore appunta i pensieri.

De Mitri cerca di dimostrare alcune linee “magiche”, ovvero individua confronti ben precisi tra il Cefiso del Partenone e l’Adamo della Sistina. Il libro termina in modo poetico, chiedendosi se mai Michelangelo possa aver visto direttamente o attraverso alcuni riproduzioni le opere dello scultore greco. Per rispondere a tale domanda dovremmo ricordare che Cefiso è un dio fluviale (padre di Narciso citato da Ovidio nelle Metamorfosi) e nell’iconografia le divinità fluviali sono raffigurate sempre allo stesso modo, cioè recumbenti appoggiate su un gomito, con la gamba flessa e l’altra distesa. Un modo codificato dall’antichità e visibile nella scultura e nei rilievi di epoca greca e romana. Michelangelo ha realizzato un modello di una  divinità fluviale per la Sagrestia Nuova di Firenze, dove tra l’altro appaiono figure che adattandosi alle forme architettoniche presentano posizioni poi riprese per altre simili della Cappella Sistina.  Michelangelo vide senz’altro queste opere,  alle quali poté ispirarsi, ma non di Fidia.
Di sicuro grande influenza ebbe su Michelangelo il celebratissimo Torso del Belvedere, che fu ammirato nei Giardini Vaticani anche da Raffaello, opera di Apollonio di Atene, attivo nel I sec. a. C. Ed è a questo che unanimemente la critica artistica fa riferimento per l’Adamo di Michelangelo. 

Tutto questo non toglie merito al libro del maestro Di Mitri, che si rivela affascinante perché oltre a trattare Fidia e Michelangelo, parla con loro, si pone in dialogo con le loro opere d’arte attraverso il linguaggio della sue, materia e figura diventate carne e sangue che rivivono nello sguardo di un artista moderno e la sua personale e inedita visione.

La produzione artistica del maestro Di Mitri è ampia e varia proprio come lo era quella dell’artista rinascimentale, dove ci si misurava con nuove opere proprio come fossero delle imprese, delle sfide. Così possiamo ammirare affreschi titanici nel Salento e a Roma, oppure le sue miniature che arricchiscono il volume di Benedetto XVI, Cercate le cose di lassù (Libreria Editrice Vaticana 2011), e ancora le tele a olio e a tempera, così come i disegni dove forme e linee colpiscono come la sua capacità di rendere trasparente la materia, che sembra acquerellata, dai riflessi azzurri di mare o pastosa di giallo-arancio come la terra del Salento. Le grandi pareti delle chiese su cui si distende il colore diventano sottili fogli di filigrana o enormi, antiche carte da gioco napoletane che raccontano il sacro e il quotidiano, gli angeli e il rifugiato nelle grotte di Leuca o i barboni di Stazione Termini. La veste di papa Paolo VI, nella grande sanguigna e matita donata alla Libreria Internazionale Paolo VI di Via di Propaganda a Roma, è ricamata con gli stessi volti della folla che gli sta intorno. 

Non è possibile restare indifferenti di fronte all’opera di Luigi Di Mitri.  Non è possibile neppure accontentarci di guardare per assorbire bellezza o commozione dalla sua pittura. Arriva presto il desiderio di vedere di più e di capire, a fondo, una figura apparentemente semplice e silenziosa e invece di tale vigore qual è quella del maestro.

Leggere questo libro è un buon modo per iniziare.

Maria Milvia Morciano
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