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La Calabria anima dei romanzi di Carmine Abate

La terra d’origine è per lui elemento imprescindibile della sua narrativa, impensabile ambientare le sue storie in altri luoghi

17/06/2014, 12:16 | Arte e Cultura
Gli autori finalisti presenti. Da sinistra: Maria Rosa Cutrufelli, Romana Petri, Carmine Abate, Giovanni D’Alessandro


Carmine Abate con il suo romanzo  La collina del vento si è aggiudicato la XXV edizione del Premio Letterario Nazionale Maria Cristina di Savoia.

Gli altri quattro finalisti si sono, nell’ordine, così classificati: Giovanni D’Alessandro, La tana dell’odio; Franco Di Mare,  Il paradiso dei diavoli ; Maria Rosa Cutrufelli,  I bambini della ginestra;  Romana Petri, Figli dello stesso padre.

La cerimonia di proclamazione del vincitore si è svolta a Roma il 12 giugno scorso presso la Casa dell’Aviatore, e ha visto la partecipazione di un folto pubblico oltre alla presenza degli autori dei romanzi in cinquina.

Il Premio, nato nel 1963 e creato dai Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia, dal nome dalla regina Maria Cristina di Savoia, moglie di Ferdinando di Borbone, morta giovanissima a soli ventiquattro anni  in odore di santità nel 1836, ha lo scopo di premiare, con cadenza biennale, un'opera di narrativa italiana e contemporanea nella quale l’autore, pur nella piena libertà di espressione artistica, si dimostri "sensibile ai valori umani e cristiani".

Esempio perfetto di donna cristiana impegnata nel sociale, adorata dai suoi sudditi che la chiamavano affettuosamente la Reginella, Maria Cristina è stata proclamata Beata nel gennaio di quest’anno nella suggestiva cornice della Basilica di Santa Chiara a Napoli.

Chiamato da molti lo Strega cattolico, il premio è espresso, esempio unico in Italia, da giurie  formate esclusivamente da donne, le oltre duemila socie dei Convegni di Cultura.

Il Premio si avvale di una Giuria Centrale, composta da esperti e critici letterari, e di Giurie di base istituite nei Convegni sparsi sull’intero territorio nazionale. Le Giurie di base segnalano alla Giuria Centrale le opere che sembrano loro più rispondenti al Bando di Concorso. Successivamente, la  Giuria Centrale le esamina insieme a quelle segnalate dalle Case Editrici, ne seleziona cinque e le rimanda alla lettura delle Giurie di base cui spetta la scelta definitiva, con voto segreto, comunicato a mezzo busta sigillata. Un doppio passaggio di valutazione che assicura, quindi, una procedura democratica e virtuosa.

Al termine della manifestazione, Carmine Abate si è detto felice e onorato di vedere il suo romanzo, già insignito nel 2013 del prestigioso Premio Campiello, nuovamente premiato, e con un così elevato numero di preferenze.

Alla nostra domanda di quale sia la ragione profonda del suo raccontare storie così piene, e intrise di terra di Calabria, ci ha detto che la sua terra d’origine è per lui elemento imprescindibile della sua narrativa, perché lo è della sua anima. Sarebbe impensabile ambientare le sue storie in altri luoghi, la Calabria dei suoi romanzi è il palcoscenico naturale della sua scrittura, ma  non è e non sarà mai solo terra di malavita e di violenza, come tristi stereotipi socio-letterari vorrebbero imporci. Pur senza dimenticare i soprusi della criminalità, Abate intende e desidera, con fierezza ed orgoglio, raccontare  questa sua appartenenza.

Un’appartenenza a tradizioni nobili e antiche, da proteggere e valorizzare come un prezioso reperto archeologico.

Annamaria Torroncelli

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