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Angelo Mundula lo scrittore dalla ricerca infinita

“In prosa e in poesia alla caccia di Dio” tra le pagine della letteratura di tutti i tempi

19/09/2014, 18:09 | Arte e Cultura

“L’infinita ricerca “dell’afflato divino, oppure la ricerca dell’infinito come tensione etica dell’uomo? Doppia lettura fin dal titolo nell’ultimo libro di Angelo Mundula “L’infinita ricerca. In prosa e in poesia alla caccia di Dio” (Edizioni Feeria, maggio 214, pagg. 270, euro 20) che dimostra l’apertura “laica” di uno dei maggiori poeti e scrittori cattolici viventi.
Ho pensato molto prima di iniziare a recensire questo volume perché come ha rilevato anche Carmelo Mezzasalma nella sua accurata Introduzione, questo libro è veramente “davvero nuovo”.

Si presenta come una lunga meditazione sulla poesia, sulla letteratura, sull’editoria, in una parola sulla cultura attraversata a trecentosessanta gradi con sguardo acuto, spaziando nel panorama letterario di tutti i secoli e direi di tutti i Paesi del mondo.

A mettere “ordine” in questo tripudio di nomi, autori e citazioni, una sapiente e meditata suddivisione tematica che segue anche un’altra logica, quella della poesia. Sì perché questa opera così singolare e bellissima di Angelo Mundula, si presenta ai nostri occhi di lettori come un alternarsi di poesia e prosa, in cui le poesie a firma di Mundula rilanciano e contrappuntano i temi del capitolo in cui i versi si trovano a conclusione o in apertura.
E’ un richiamo troppo “forte” se dico che mi ha ricordato l’andatura letteraria de La Vita Nova di Dante? D’altronde al sommo poeta Angelo Mundula dedica in questo libro una poesia “Vorrei essere Dante” e una lettura comparata nel capitolo “L’alto passo” del divino Poeta.

Indicando, soltanto per esemplare, alcuni capitoli, ecco quello sulla critica letteraria con una coraggiosa presa di posizione contro l’appiattimento della pratica critica sui giornali, nella pubblicistica; e poi un excursus storico dalle Stroncature di Papini ai grandi recensori, come Luigi Baldacci o Giuliano Gramigna, mai “rimpiazzati” dalle rispettive testate.
Altri capitoli hanno l’andatura quasi della recensione, come, sempre a mo’ di esempio, l’attenta  lettura di “Diario del Sud” di Raffaele Crovi.
Particolarmente sentito mi sembra, tra i tantissimi, il capitolo dedicato a Tagore che svela anche l’intenzionalità spirituale di tutto il libro: non importa che una scrittore sia dichiaratamente cristiano,  nella ricerca di Angelo Mundula sono prìncipi gli scrittori che elevano “naturalmente” il loro sentire fino a Dio. Tagore  un poeta la cui “intuizione religiosa gli faceva scorgere il deus absconditus in tutte le cose”.

Così questo libro di un grande intellettuale cattolico, non è fazioso né escludente, anzi ne consiglio la lettura a tutti proprio per la enorme conoscenza letteraria che vi si respira, senza preclusioni, Anzi, con l’unica preclusione della bruttezza letteraria, della non ricerca, della superficialità e grettezza spirituale!
Ma come non ricordare ancora i capitoli sulle città letterarie, vive soprattutto nei testi degli scrittori, o il capitolo sulle lingue parlate e i dialetti fino all’amata lingua sarda?

Una speranza: le poesie che puntellano e impreziosiscono la scrittura critica le vorremmo vedere unite in una preziosa silloge “per godere fino infondo lo spettacolo della vita”.

Neria De Giovanni

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